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Introduzione al social dreaming. Trasformare il pensiero

I sogni sono personali o sociali? Si può sognare socialmente? Questo breve e denso testo fornisce un’esauriente descrizione del metodo del social dreaming, uno strumento di ricerca/intervento nelle istituzioni nato nei primi anni ’80 dalle ricerche di Gordon Lawrence al Tavistock Institute di Londra, collocandolo nel suo contesto di pensiero, cultura e conoscenze. Come il suo scopritore scrive, il social dreaming ha una storia piuttosto breve, ma una lunghissima preistoria. L’uso di narrare sogni in un collettivo è forse antico quanto i gruppi umani stessi. Il social dreaming si distingue dall’uso terapeutico convenzionale del sogno, in quanto l’attenzione si focalizza sul sogno e non sul sognatore. In quest’ottica, il sogno non è un possesso personale, giacché coglie gli aspetti sociali, politici, istituzionali e spirituali dell’ambiente sociale del sognatore, e il suo significato si rivela attraverso l’uso della libera associazione e dell’amplificazione. Tale lavoro permette di dare forma agli echi del pensare che abita lo spazio tra le menti degli individui nel loro ambiente sociale, e costituisce uno strumento prezioso in sistemi quali aziende, istituzioni e “gruppi omogenei”, gruppi di persone, cioè, che si costituiscono attorno ad un elemento di vita o di lavoro condiviso. Dal 1982, data di inizio del viaggio del social dreaming, il metodo è stato applicato al lavoro di consulenza e formazione in Israele, Svezia, Finlandia, Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Irlanda, India, Australia, Stati Uniti e Ruanda.Queste esperienze hanno confermato che il social dreaming aiuta a comprendere la vita delle istituzioni, delle imprese e delle aziende, poiché illumina la conoscenza infinita presente in questi sistemi.

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